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Tra Libano ed Emilia Romagna per cooperare

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Una delegazione di donne e uomini dal Libano è venuta a trovarci per osservare da vicino il nostro lavoro. Mura di porta Galliera è stata una tappa del viaggio che si è svolto all’interno di un percorso di cooperazione tra la Regione Emilia Romagna e il Ministero degli Affari Sociali libanese. In particolare obiettivo del gruppo di lavoro era conoscere e studiare i nuovi modelli di welfare, di decentramento territoriale e di rapporto tra pubblico e privato esistenti nella nostra regione.
Open Group è stata una delle tante tappe che i tredici rappresentanti del ministero e alcuni rappresentanti del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) hanno svolto in Emilia Romagna, accompagnati da Ervet, l’Agenzia di Sviluppo territoriale della Regione.

 

 

Una settimana per studiare e osservare come funzionano il sistema di welfare, i servizi sociali, assistenziali ed educativi della nostra regione, considerati tra i più innovativi e all’avanguardia nel contesto internazionale.
Capofila di questo progetto di cooperazione internazionale è la Regione Emilia Romagna con il supporto di ERVET, la società della Regione che opera come agenzia di sviluppo territoriale, insieme a molte altre istituzioni e cooperative del territorio.

“Pensare e progettare uno sviluppo locale sostenibile: questo è l’obiettivo che UNDP sta cercando di perseguire insieme al Ministero Affari Sociali libanese”, ci ha spiegato Marina Lo Giudice responsabile per il Libano del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. “Il Libano ha vissuto un periodo difficile a causa della crisi siriana, che ha portato a una presenza di oltre 2 milioni di rifugiati nel paese,pari al 35% della popolazione. Questo programma vuole andare oltre gli effetti della crisi, abbandonare la logica di emergenza e lavorare su piani di sviluppo e sostenibilità futuri, sia a livello locale che nazionale”.

 

Modernizzare i servizi sociali in modo da renderli più efficienti ed efficaci, per dare risposte concrete, soprattutto alle fasce più vulnerabili come i bambini, le donne, gli anziani e i giovani che ancora non hanno un’occupazione e, allo stesso tempo, agevolare sempre di più la convivenza tra la popolazione libanese e quella siriana.

“Partire da quello che c’è per riuscire a far fronte ad un’utenza che negli ultimi anni si è quadruplicata, partendo anche semplicemente da una riorganizzazione dei servizi, senza voler per forza realizzare grandi progetti, non avendo le giuste risorse economiche e finanziare”, conclude Marina Lo Giudice.

Alla domanda su tensioni e conflitti sociali che potrebbero nascere da una situazione in cui i rifugiati siriani rappresentano una fetta così grande della popolazione, Lo Giudice spiega che il Libano è un paese particolare, che ha sofferto per molti anni a causa delle tensioni interne e che oggi è riuscito comunque a trovare un equilibrio, per convivere con le diversità religiose e culturali.

 

Oltre ad Open Group la delegazione libanese ha incontrato: la cooperativa Società Dolce, CSAPSA Onlus, ASP Città di Bologna, la cooperativa Camelot e Lai Momo, l’ASP Area Nord e l’AUSL di Modena, CARER – Family Care Giver Emilia Romagna, la cooperativa sociale Anziani e non solo, il Comune di Carpi e di Castelfranco Emilia.


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