Prendersi cura del patrimonio culturale significa prendersi cura delle persone.
In napoletano, suonno significa due cose insieme: sonno e sogno. Non è un caso: è una filosofia. Per la cultura partenopea il confine tra il riposo e il desiderio, il qui e l’altrove, il corpo e l’anima è sempre stato sottile. Il sogno è il momento in cui i vivi e i morti si parlano; il sonno è il viaggio che rende possibile quell’incontro.
Questa duplice valenza non è solo un gioco linguistico: è il cuore di una visione del mondo. Il Cimitero delle Fontanelle, il culto delle anime del Purgatorio, la devozione popolare napoletana hanno sempre visto nel sogno il ponte tra i vivi e i morti, il momento in cui i defunti comunicano, chiedono, proteggono. Il sonno non è mai stato, a Napoli, solo riposo: è sempre stato anche contatto con l’altro mondo.
Il progetto Suonno nasce dall’incontro tra la Cooperativa Sociale La Paranza e il brand I’mperfett di Open Group. Due realtà lontane geograficamente – la prima di Napoli, l’altra originaria di Bologna – ma vicine nei valori che ogni giorno guidano le loro scelte.
La linea di mascherine da notte Suonno comprende tre varianti, ciascuna ispirata a un’opera o a una figura della tradizione napoletana disponibili nei bookshop delle Catacombe di San Gennaro, delle Catacombe di San Gaudioso e del Cimitero delle Fontanelle:
Omaggio alla canzone Suonno ‘e fantasia composta da Giuseppe Capolongo sui versi di Adolfo Genise nel 1907. Resa celebra da Sergio Bruni, che ne ha fatto un’icona della canzone napoletana, è la storia di un innamorato che solo nel sogno abita la vita che vorrebbe.
Testo:
Ce sta ‘na casarella ‘mmiez’ô mare / addó mme sonno sempe ‘e stà cu tte. / Ce passano, cantanno, ‘e marenare / e ll’aria fresca addora comm’a che. / Dint’a ‘sta casarella, / te vularrìa purtà / pe t’abbraccià, pe te vasà… / Ma chistu suonno d’oro, / è suonno ‘e fantasia, / ca mme turmenta sempe ‘a vita mia.Ce sta ‘nu core ca suspira sempe / e ca nun trova pace maje pe tte. / Ce sto’ piantanno rose ‘e tutte tiempe /e sempe spine nàsceno pe mme. / ‘Ncopp’a ‘stu / core mio, / te vularrìa fà stà, / pe t’abbraccià, / pe te vasà, / pe t’abbraccià, / pe te vasà. / Ma chistu suonno d’oro, / è suonno ‘e fantasia, / ca mme / turmenta sempe ‘a vita mia.
Traduzione:
(C’è una casetta in mezzo al mare / dove sogno sempre di stare con te. / Ci passano cantando i marinai / e l’aria fresca profuma come non so che. / In questa casetta / ti vorrei portare / per abbracciarti, per baciarti… / Ma questo sogno d’oro / è un sogno di fantasia / che tormenta sempre la mia vita. / C’è un cuore che sospira sempre / e che non trova mai pace per te. / Ci sto piantando rose tutto il tempo / e sempre spine nascono per me. / Su questo mio cuore, / ti vorrei far stare, / per abbracciarti, / per baciarti, / per abbracciarti, / per baciarti. / Ma questo sogno d’oro, / è un sogno di fantasia, / che tormenta sempre la vita mia.
È il titolo della poesia che Eduardo De Filippo scrisse nel 1961, circa un anno dopo la morte della figlia Luisella, di soli dieci anni. Eduardo parla con il sonno come con un essere vivo, capriccioso e prepotente e nel mezzo del sonno che gioca con lui, arriva la voce della bambina perduta. Il sonno diventa così il luogo dell’incontro impossibile, il solo spazio in cui i vivi e i morti si sfiorano ancora.
Testo:
Ve sarrà capitato pure a vvuie / ‘e sta ancora scetato / quanno ‘o suonno pazzèa cu ll’uocchie vuoste / e se mbruscine / pè copp’ ‘a pelle / e nfronte / e ncopp’ ‘e bracce / ‘e mmane / p’ ‘e spalle / e p’ ‘e capille… / E vvuie sapite / ca quann’isso pazzèa / sta cchiù scetato e vuie / pè ve piglià. / Suonno, pienzece tu, / pazziàmmo ‘nzieme, / ma senza pressa, / aspetta n’atu ppoco, / sempe tu vince, / ‘o ssai, / ma primma o doppo / che male te pò fa? / Cumm’infatti, è venuta… / Papà!Traduzione:
Sarà capitato anche a voi / di essere ancora svegli / quando il sogno gioca con i vostri occhi / e si struscia sulla pelle / e in fronte / e sulle braccia / le mani / per le spalle / e per i capelli… / E voi sapete / che quando lui gioca / sta più sveglio di voi / per prendervi. / Sogno, pensaci tu, / giochiamo insieme, / ma senza fretta, / aspetta un altro poco, / sempre tu vinci, / lo sai, / ma prima o dopo / che male può farti? / Come infatti, è venuta… / Papà!)_
Frase originale pensata appositamente da I’mperfett per il progetto Suonn. il patrono di Napoli invocato al risveglio, tra devozione popolare e ironia affettuosa
La Paranza gestisce dal 2006 il patrimonio culturale e umano del Rione Sanità di Napoli: catacombe paleocristiane, ossari, basiliche barocche, conventi storici. Luoghi straordinari, restituiti alla comunità che li abita attraverso un modello unico di gestione dal basso — riconosciuto nel 2022 con l’European Heritage Award / Europa Nostra Award e inserito dalla Commissione Europea nel catalogo Cultural Heritage in Action come caso esemplare per le città e le regioni d’Europa.
Attorno a La Paranza è cresciuto nel tempo un intero ecosistema: nuove cooperative generate, laboratori artigianali, centri educativi, reti di solidarietà. Oltre 70 occupati nella sola Cooperativa La Paranza, prevalentemente giovani under 30 del quartiere. Più di 200.000 visitatori l’anno. Un territorio che si prende cura di sé attraverso la bellezza dei propri luoghi.
Open Group lavora nell’educazione, nella cultura, nel sociale e nel digitale progettando servizi e attività. Un’impresa sociale nata nel capoluogo emiliano-romagnolo, ma che opera anche in altre regioni come Marche e Veneto. Alla base dell’agire un’idea etica e inclusiva di sostenibilità: per le persone, per il territorio, per l’ambiente.
I’mperfett rende tangibili i valori di Open Group: un brand che realizza prodotti e servizi all’insegna di bellezza e di sostenibilità sociale, economica e ambientale.
I’mperfett trasforma scarti tessili e piante officinali in accessori e cosmetici artigianali, generando sostenibilità e ridando competenze e dignità alle persone coinvolte nelle comunità di Open Group. La cura del prodotto riflette la stessa cura che lega Napoli alle sue anime, unendo I’mperfett e La Paranza nella stessa visione di rinascita. La linea Suonno nasce da questa sinergia: mascherine uniche, cucite a mano, espressione di un’economia civile basata sulla cura, sulle persone e sui luoghi che ne definiscono la storia individuale e collettiva.
Il bookshop dove si trovano le mascherine Suonno non è n negozio di souvenir. È il luogo in cui l’identità di un territorio si fa tangibile — in cui chi visita può portare via un frammento autentico di senso. La Paranza gestisce i propri bookshop direttamente: ogni ricavo resta nel progetto (finanziando nuovi percorsi di inclusione sociale), ogni prodotto è scelto in coerenza con la missione, ogni persona che accoglie il visitatore è del quartiere e conosce questa storia perché ci vive dentro.
La Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa — richiamata esplicitamente negli accordi con il Comune di Napoli — riconosce alle comunità il diritto attivo di prendersi cura del proprio patrimonio: non come gestori in affitto, ma come custodi di una storia che appartiene loro. In questa logica, il bookshop non è un servizio commerciale: è un atto culturale della comunità del Rione. Suonn nasce interamente da questa visione.
Ogni mascherina acquistata sostiene tre cose insieme: la Cooperativa La Paranza e il suo lavoro quotidiano di custodia del patrimonio del Rione Sanità finalizzato alla creazione di occupazione e percorsi di inclusione sociale; la sartoria sociale e il laboratorio di cosmesi di I’mperfett con le persone in condizione di fragilità che vi lavorano quotidianamente; e la narrazione autentica di un territorio che merita di essere conosciuto non come folklore ma come civiltà.
Questo progetto dimostra come innovazione sociale, qualità artigianale e profondità culturale possono stare nello stesso oggetto — e che quell’oggetto può vivere sul bancone di un bookshop, nella borsa di un viaggiatore, sul comodino di qualcuno dall’altra parte del mondo.
Perché i sogni, si sa, non conoscono confini.
Scopri il Cimitero delle Fontanelle e le Catacombe di Napoli