Nasce ZED: il nuovo progetto di Open Group che raccoglie tutti i servizi per l’adolescenza dove esperienze, dati e storie si incontrano per costruire un nuovo modo di fare educazione
Numeri allarmanti
Un adolescente su cinque in Italia ha un disturbo neuropsichiatrico. In Europa sono 11,2 milioni i giovani con problemi di salute mentale.
Questi numeri allarmanti nascono dall’intersezione di diverse narrazioni che oggi dominano la vita di ragazze e ragazzi: la percezione di un futuro che pare ogni giorno più inabitabile, la cultura della performance che trasforma ogni risultato in un valore identitario assoluto e il mito del “no limits” che fa sentire ogni limite una colpa personale.
Se anche adulte e adulti subiscono le storture di questo sistema, la fascia che più accusa il colpo è quella della gioventù. Il risultato è una generazione che fatica a vivere il presente, a tollerare la frustrazione, a sopportare ed affrontare il malessere , perché il contesto in cui cresce è contraddittorio, complesso e spesso schiacciante.
Ci chiediamo: come incidere allora positivamente sulla vita di ragazze ragazzi?
Una delle tante risposte è non farlo in solitudine. Servono narrazioni alternativa che legittimino il malessere e aprano possibilità.
Il progetto ZED: tre livelli di intervento
Da queste sollecitazioni nasce ZED, la cornice con cui Open Group raccoglie tutti i suoi servizi per l’adolescenza per costruire insieme strumenti e azioni che parlano davvero la lingua di ragazze e ragazzi.
Il modello ZED integra tre livelli di intervento:
- Comunità educative integrate: Alta intensità per chi ha bisogno di un “porto sicuro”: spazi residenziali con forte relazione con i servizi sociali e sanitari, attenzione all’autoconsapevolezza emotiva e al piccolo gruppo (Arcana, Comunità Minori)
- Laboratori protetti: spazi di sperimentazione attraverso il fare, dove valorizzare l’unicità, cooperare e esplorare nuovi copioni relazionali senza il peso della performance (Mondi Possibili Ferrara e Bologna)
- Esperienze diffuse: Apertura alla comunità attraverso progetti come “Affare Fatica“, percorsi di benessere a scuola, educativa di strada. La partecipazione diventa esperienza di costruzione collettiva.
Usiamo i dati come bussola, ma al centro ci sono sempre le persone: la vera differenza la fanno l’interpretazione, l’esperienza e la competenza di chi ogni giorno lavora accanto alle adolescenze.
in un modello integrato: comunità educative ad alta intensità per chi ha bisogno di un porto sicuro, laboratori protetti dove sperimentare attraverso il fare senza il peso del giudizio, esperienze diffuse nel territorio che rendono la partecipazione una pratica di costruzione collettiva di senso.
Un evento per condividere narrazioni con il territorio
Il 5 marzo 2026 presso gli spazi di Mezzaria Community Hub abbiamo organizzato un evento dal titolo ZED: adolescenze contemporanee, esperienze e spazi del possibile: un pomeriggio di confronto, talk, workshop e tavoli di discussione per pensare insieme di una nuova cultura del lavoro educativo. L’evento, rivolto a famiglie, operatori e operatrici sociali ed educativi/e , istituzioni e realtà del territorio è stato un momento di riflessione e condivisione e per iniziare a costruire quel dialogo intergenerazionale e intersettoriale di cui sentiamo urgenza.
Domanda cardine che ha dato inizio al pomeriggio: nel processo che ci lega alle adolescenze, che adulte e adulti vogliamo essere?

Dopo i saluti dell’Assessore Daniele Ara e della Direttrice Generale di Open Group Anna Rita Cuppini, il primo contributo è stato quello di Miguel Benasayag, filosofo e psicanalista, di cui è stato mandato un estratto di una conversazione avuta qualche giorno prima dell’evento con Claudia Iormetti, Responsabile Innovazione di Open Group. L’intervista si può guardare integralmente sul nostro canale YouTube.
Tutte le partecipanti e i partecipanti hanno poi preso parola durante la Fishbowl organizzata dal sociologo e ricercatore Stefano Laffi. Un momento di condivisione e di ragionamento collettivo per capire meglio il nostro presente.
È stato poi il momento dei tavoli di lavoro, in cui confrontarsi in piccoli gruppi su 5 macro-aree: famiglie, pari, digitale, territori e scuole.
Infine, per cercare di trarre delle conclusioni finali da questo pomeriggio, sono intervenute le docenti Giovanna Guerzoni e Roberta Biolcati, che con le loro esperienze professionali hanno aggiunto nuove chiavi di lettura al fenomeno e ai futuri possibili.
Al di là delle risposte, percepirci insieme nell’attraversare l’incertezza ci ha dato la consapevolezza di non essere sole e soli, e ha rinnovato la forza di aprire nuovi spazi di immaginazione. In questo tempo differente, il nostro auspicio è racchiuso in un’immagine che una delle partecipanti alla fishbowl ha reso molto chiaramente: chiudere gli occhi e provare a immaginare nuovi orizzonti di felicità, che è forse il desiderio che ci avvicina tutte e tutti: adulte, adulti e adolescenti.