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FreeGap e il gioco d’azzardo ai tempi del coronavirus

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In tempi di coronavirus anche il servizio FreeGap ha dovuto reinventarsi

Incontri su Skype o via Whatsapp, ma anche una classica chiacchierata al telefono. In tempi di coronavirus anche il servizio FreeGap ha dovuto reinventarsi per continuare a offrire aiuto alle persone con disturbo patologico da gioco d’azzardo. Un aiuto che, proprio in questo momento difficile, è più prezioso che mai. La solitudine, la convivenza forzata, il facile accesso alle piattaforme digitali rendono infatti questo periodo particolarmente delicato.

FreeGap è un servizio gratuito di Open Group che offre accoglienza e sostegno immediato a chi vive con sofferenza i costi, non solo economici, della dipendenza da gioco.
Tra le attività proposte ci sono spazi di ascolto e consulenza per giocatori e familiari, un gruppo terapeutico  settimanale e il possibile invio a percorsi più strutturati con gli altri servizi territoriali.

“Alcune delle persone che contattiamo mi dicono di aspettare la riapertura delle sale per tornare a giocare: l’online è più insidioso per i ragazzi che per gli adulti. Io, per esempio, seguo due giovanissimi di 19 e 21 anni: uno ha smesso di giocare, l’altro invece continua in rete. Ma quantificare il fenomeno è difficile”, afferma Antonio Lamparelli, operatore di FreeGap in un’intervista su Quindici, la rivista del master di giornalismo dell’Università di Bologna. “In queste settimane i comportamenti dei giocatori non sono stati omogenei. Quello che preoccupa è il possibile insorgere di nuove criticità, come lo spostamento verso altre dipendenze: fumo e, soprattutto, alcol”.

L’équipe del servizio è composta da educatori e psicologi e si impegna a personalizzare i progetti terapeutici, costruendo un’adeguata rete di supporto per la persona. Lavora insieme a tutte le altre realtà che entrano in contatto con questo fenomeno, nella costante ricerca di un equilibrio tra prevenzione e cura.


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