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Affrontare nuove difficoltà nell’area di via Erbosa

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Il lavoro dei nostri operatori nell’area sosta di via Erbosa

Non è semplice rispettare le distanze nell’area di via Erbosa, a Bologna, dove vivono undici nuclei familiari sinti, composti in tutto da 34 persone di cui 5 minori. Le operatrici e gli operatori di Open Group, che gestiscono il servizio di ASP per il Consorzio l’Arcolaio, lavorano senza soste nel campo insieme agli abitanti, anche durante il periodo del picco dell’emergenza, confrontandosi con paure e preoccupazioni rispetto ad una vita di comunità che, anche per come sono state configurate le aree, avvicina le persone, nella quotidianità.

Via_erbosa

I colleghi, dotati di mascherine e guanti, hanno smesso soltanto di salire sulle roulotte dove sarebbe impossibile rispettare le distanze, spostando tutto all’aperto. “Abbiamo trovato molta solidarietà nel rispetto delle misure di sicurezza”, ci ha spiegato Ilaria Marangon che coordina il progetto Area sosta, “le famiglie restano molto più all’interno del campo e le uniche persone che arrivano dall’esterno siamo proprio noi, abbiamo sempre messo molta attenzione a non portare il virus all’interno”.

Il principale problema per gli abitanti dell’area è il lavoro e quindi la possibilità di sfamare le famiglie: “Sin dai primi momenti del lockdown, gli adulti hanno visto la sospensione delle loro attività irregolari, soprattutto ancora legate alla raccolta del ferro. Questo li ha portati a manifestarci un grande bisogno di alimenti”. Gli operatori hanno dapprima ricevuto l’aiuto da parte delle parrocchie del territorio, a cui poi si è aggiunto l’intervento, in accordo con ASP, del Banco Alimentare. “Ora ogni mese, attraverso il Banco Alimentare, riusciamo a garantire un pacco di alimenti ad ogni famiglia, così da sostenerla.” A ciò si aggiunge una collaborazione con Granarolo che regala latticini freschi.

protezioni

Il lavoro è stato più complesso e intenso in questi mesi di emergenza: “Supportiamo le persone sensibilizzandole rispetto a quello che sta succedendo, forniamo loro tutte le autocertificazioni emanate dal governo, le affianchiamo nelle richieste online alle pubbliche amministrazioni, seguiamo i bambini nella didattica a distanza. Abbiamo un forte raccordo con la scuola, attraverso la quale sappiamo quanti bambini hanno raggiunto con le lezioni a distanza. Siamo riusciti a far seguire chi era rimasto ai margini (per la complessità dei sistemi utilizzati) attraverso il progetto RSC (Progetto di inclusione scolastica per bambini rom, sinti, camminati). Le educatrici del progetto utilizzano i gruppi Whatsapp, strumento conosciuto da tutti e più accessibile”.

 


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