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Senza veli: il progetto Navile Street di Open Group

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La nuova rubrica a cura di HOPS!

Scavare, scoprire, spogliare, sorprendere. Benvenuti nella nuova rubrica “Senza veli”, tenuta dalla redazione giornalistica di HOPS! – Human Open Space, il laboratorio diffuso di Open Group che sperimenta un nuovo modello di inserimento lavorativo di persone con fragilità.

Uno spazio per raccontare la cooperativa dietro le quinte, descrivendo quello che c’è da un punto di vista diverso, attraverso interviste, articoli, fotografie, video, podcast. Iniziato a settembre 2019, il progetto HOPS! si basa su un ribaltamento di prospettiva: e se quelle che di solito vengono considerate difficoltà fossero invece una risorsa?

Così lo scrittore Gianluca Gallerani e il giornalista Luciano Bonazzi si stanno sperimentando nelle nuove tecniche di comunicazione, mettendo sotto la loro lente d’ingrandimento i vari servizi di Open Group, per raccontarli senza veli.

Educativa di strada: il progetto Navile Street di Open Group

di Luciano Bonazzi

Anonimi caseggiati grigi, grandi spazi verdi non curati, rifiuti abbandonati ai bordi della strada, miasmi, muri sfregiati da sordidi graffiti. Sono queste le immagini di alcune periferie italiane che da nord a sud ci mostrano i telegiornali, mentre un cronista documenta l’ennesimo episodio di violenza e degrado. Ma sono davvero così le periferie delle nostre città?

A Bologna, per animare e colorare le aree periferiche, il Comune promuove il progetto di educativa di strada Navile Street, un’iniziativa che il Quartiere Navile ha affidato a Open Group, con attività che coinvolgono ragazze e ragazzi della fascia d’età compresa tra gli 11 e i 18 anni. Il progetto è portato avanti dall’educatrice Luisa Colosi che ne fa parte dal 2018, affiancata dall’educatore Antonio Lamparelli: ma sentiamo cosa ci ha raccontato Luisa.

Buongiorno Luisa, quanti sono e dove vivono i ragazzi che segui?

“Seguiamo molti ragazzi suddivisi per gruppi nei vari ex quartieri accorpati nell’attuale Navile. Alla Bolognina presso la Piazzetta del monumento alla Shoah, a Corticella tra il parco Villa Torchi e Piazzetta Byron, in Marco Polo alla Casa Gialla, al campetto da basket e alla bocciofila detta ‘boccio’, presso la tensostruttura dello skate alla Pescarola”.

Come hai improntato il tuo rapporto con le giovani e i giovani che segui?

“Io e Antonio Lamparelli entriamo in uno spazio improntato a regole già disposte dagli stessi ragazzi e ragazze. Per l’educatore di strada è necessario farsi accettare per entrare in relazione, devono essere i giovani a riconoscerci se si vuole creare un rapporto sinergico”.

Mi racconti un episodio particolare che nella tua attività ti ha colpito?

“A seguito di un articolo che dipingeva i giovani del Marco Polo come una gang di bulletti di quartiere, tutti i giovani appartenenti ai vari gruppi hanno fatto fronte comune per smentire queste illazioni sul loro conto. Si sono rivolti al nostro servizio, chiedendo di aiutarli a esternare la loro indignazione: hanno chiesto che evidenziassimo il loro impegno nel campo della musica, del teatro e delle arti visive. I nostri educatori si sono impegnati a raccogliere queste testimonianze e hanno sensibilizzato le istituzioni del Quartiere”.

Quali criticità hai incontrato nel tuo percorso di educatrice a causa dell’emergenza Covid?

“Trattandosi di un progetto di educativa di strada, abbiamo rischiato di perdere il contatto diretto col territorio, e i ragazzi la loro identità di gruppo. A questo punto abbiamo trasferito le attività su vari social, soprattutto sulla pagina Instagram, così ci teniamo in contatto, organizziamo video, podcast, attività di canto, ballo, palleggi con bottiglie di plastica e tanto altro, in base al talento di ogni singola ragazza e ragazzo”.

Il progetto Navile Street di Open Group ha qualche iniziativa in agenda?

“La nostra agenda futura è molto ricca, attualmente siamo impegnati a progettare una ‘jam’ di murales che impegnerà molti giovani artisti presso il centro sportivo Pizzoli alla Pescarola”.

Così come accade per le jam session nel jazz, quello cui fa riferimento Luisa è un incontro tra artisti di strada impegnati creare insieme un murales: sarà un lavoro artistico congiunto, che reinterpreterà analoghi progetti addirittura rinascimentali, quando gli allievi di Michelangelo, Leonardo e altri, si occupavano ciascuno del dettaglio di un grande affresco.

 


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